Relazioni difficili: perché il conflitto può diventare una risorsa

Le situazioni conflittuali ti creano disagio?
È una reazione naturale.

Quando emergono tensioni, differenze di punti di vista o emozioni intense, il corpo spesso reagisce prima della mente: un nodo allo stomaco, il desiderio di evitare, la paura di dire la cosa sbagliata. In quei momenti il conflitto viene vissuto come qualcosa da risolvere in fretta o, più spesso, da evitare.

Nel coaching, però, il conflitto può assumere un significato diverso. Non solo un problema da eliminare, ma uno spazio prezioso in cui bisogni, valori ed aspettative chiedono di essere ascoltati. È proprio lì, dove il disagio si fa sentire, che può iniziare un cambiamento reale.

Ciao, sono Solange Borsellini, coach professionista, e credo profondamente che ogni percorso di cambiamento inizi quando riportiamo davvero al centro la persona.

Nel mio lavoro ho accompagnato persone che vivevano situazioni conflittuali molto diverse tra loro, ma accomunate dallo stesso vissuto: un forte disagio emotivo. C’era chi sperimentava una tensione costante nella relazione di coppia, chi entrava in ufficio con un peso difficile da ignorare, chi evitava alcune conversazioni per timore di peggiorare la situazione.
In tutti questi casi, il disagio non era il problema, ma un segnale: qualcosa di importante stava chiedendo attenzione.

Facciamola Semplice. Anche quando una relazione appare complicata o carica di tensioni, è possibile riportare chiarezza, ordine e comprensione partendo dall’ascolto di ciò che quel disagio sta comunicando.

Quando ci si trova all’interno di una relazione conflittuale, la prima esplorazione riguarda il valore che quella relazione ha per la persona. Comprenderne l’importanza aiuta a dare senso al disagio vissuto e orienta il modo in cui si sceglie di stare nel conflitto.

Nel percorso di coaching, l’attenzione si sposta poi su ciò che accade interiormente: le emozioni che emergono, i pensieri che si attivano, i comportamenti che tendono a ripetersi. Questo passaggio favorisce una maggiore consapevolezza delle proprie reazioni automatiche.

Un ulteriore passo consiste nell’ampliare lo sguardo verso l’altro, immaginando cosa potrebbe provare, quali bisogni o difficoltà potrebbero esserci dall’altra parte e quale funzione possa avere il suo comportamento. Non per giustificarlo, ma per ridurre la rigidità del confronto.

A questo punto diventa possibile osservare la situazione da una prospettiva esterna. Spesso emergono schemi ricorrenti e possibilità di azione che, quando si è emotivamente coinvolti, restano poco visibili. Tornando infine nei propri panni, la domanda diventa: cosa posso portare con me da questa esperienza?

È in questo passaggio che il conflitto smette di essere solo fonte di disagio e diventa un’occasione di crescita e trasformazione nella relazione.

Ogni conflitto porta con sé un messaggio. Il disagio non è un ostacolo da eliminare, ma un invito a comprendere meglio se stessi e gli altri.
Prendersi il tempo per esplorare ciò che accade dentro e fuori di sé può aprire nuove possibilità di dialogo e di cambiamento.

Se, rispondendo a queste domande, emergono riflessioni, dubbi o nuovi punti di vista, può essere utile non lasciarli sospesi. Il confronto guidato aiuta a dare ordine a ciò che appare confuso e a trasformare il disagio in maggiore chiarezza.

Se senti il bisogno di approfondire quanto sta emergendo o di esplorare una relazione conflittuale in modo più strutturato, puoi scrivermi per valutare insieme un possibile percorso di coaching.
Contattami via email per un primo confronto conoscitivo e per capire come lavorare sulla tua situazione in modo semplice, concreto e consapevole.

Domande utili per esplorare un conflitto

1. Comprendere la situazione
– Qual è la dinamica che porta al conflitto?
– Quanto conta per me questa relazione?

2. Esplorare se stessi
– Come mi sento quando si manifesta il conflitto?
– Quali pensieri emergono?
– Come mi comporto?

3. Mettersi nei panni dellaltro
– Cosa potrei percepire al suo posto?
– Quali bisogni o valori potrebbero guidare i suoi comportamenti?

4. Osservare dallesterno
– Se fossi un osservatore esterno, cosa noterei?
– Di cosa avrebbero bisogno entrambe le persone per migliorare la relazione?

5. Riflessione finale
– Cosa ho imparato?
– Come posso utilizzare questa consapevolezza per migliorare la relazione?