Tornare alla quotidianità senza tornare quelli di prima

Tornare alla quotidianità senza tornare quelli di prima

Come proteggere, anche tra impegni e responsabilità, ciò che lestate ci ha aiutato a comprendere di noi

Settembre ha uno strano modo di entrare nelle nostre vite: non bussa, non aspetta che siamo pronti. In pochi giorni riempie nuovamente le agende, riaccende le notifiche, riporta la scuola, il lavoro, gli appuntamenti e tutte quelle responsabilità che durante l’estate sembravano essersi fatte un po’ più leggere.

E così, quasi senza accorgercene, torniamo a correre.

Ma c’è una domanda che vale la pena farsi prima che tutto riprenda completamente il suo posto: che fine farà ciò che abbiamo capito di noi mentre avevamo finalmente il tempo di ascoltarci?

Forse durante l’estate non abbiamo preso decisioni rivoluzionarie. Non abbiamo cambiato lavoro, città o direzione da un giorno all’altro. Eppure qualcosa potrebbe essersi mosso.

Un bisogno che continuavamo a mettere da parte si è fatto più chiaro. Un progetto è tornato più volte nei nostri pensieri. Una relazione, un’abitudine o un modo di vivere le giornate ci è apparso sotto una luce diversa.

Quando rallentiamo, infatti, non troviamo necessariamente tutte le risposte. Molto spesso iniziamo semplicemente a sentire meglio le domande.

La difficoltà arriva dopo.

Arriva quando dobbiamo riportare quella chiarezza dentro giornate nuovamente piene, tra scadenze, richieste, imprevisti e cose da risolvere.

Ed è proprio qui che si gioca una parte importante del cambiamento.

…ma Facciamola Semplice.

Ciao, sono Solange Borsellini, coach professionista, e credo profondamente che ogni percorso di cambiamento inizi riportando al centro la persona.

Una consapevolezza ha valore quando non resta soltanto un bel pensiero nato durante una pausa, ma riesce a trovare un posto concreto nella quotidianità.

Comprendere qualcosa di noi è importante. Ma è nel modo in cui torniamo a vivere le nostre giornate che quella comprensione può diventare, poco alla volta, un cambiamento reale.

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Quando ricomincia la normalità

Settembre viene spesso raccontato come il mese dei nuovi inizi, forse perché conserva qualcosa del ritmo scolastico con cui siamo cresciuti e ci trasmette la sensazione che sia arrivato il momento di riorganizzarci, riprendere i progetti sospesi e stabilire nuovi obiettivi; allo stesso tempo, però, è anche il mese in cui tornano rapidamente gli orari, le responsabilità e quei meccanismi quotidiani che conosciamo così bene da mettere in atto quasi senza pensarci.

Nel giro di pochi giorni l’attenzione viene assorbita dalle scadenze, dal lavoro, dalle attività familiari e da tutte quelle incombenze che, sommate tra loro, finiscono per occupare gran parte dello spazio mentale delle nostre giornate, facendo lentamente scivolare in secondo piano le riflessioni maturate durante l’estate.

Il progetto che ci aveva entusiasmato viene rimandato, il bisogno che avevamo finalmente riconosciuto torna a farsi silenzioso e l’intenzione di dedicare più spazio a noi stessi viene spostata a un momento favorevole che spesso non arriva, non perché ciò che avevamo compreso abbia perso valore, ma perché la quotidianità torna a chiedere molto e noi ricominciamo quasi automaticamente a seguirne il ritmo.

La routine non è il vero problema

Quando ci sentiamo sopraffatti tendiamo ad attribuire alla routine la responsabilità della nostra insoddisfazione, come se fosse la ripetizione delle giornate a impedirci di stare bene o di realizzare ciò che desideriamo; in realtà, è proprio la routine a permetterci di organizzarci, prenderci cura delle responsabilità e costruire una struttura stabile dentro cui muoverci.

Il problema nasce quando questa struttura diventa un insieme di automatismi che non mettiamo più in discussione e continuiamo a rispondere agli impegni e alle aspettative senza domandarci se il modo in cui stiamo vivendo sia ancora coerente con ciò che consideriamo importante.

Non esiste un momento preciso in cui decidiamo di dimenticare ciò che avevamo scoperto durante l’estate: più semplicemente, una priorità viene rimandata una volta e poi un’altra, fino a quando smette di trovare spazio nelle nostre giornate e viene coperta da tutto ciò che appare più urgente, anche quando non è davvero più significativo.

Per questo la domanda non dovrebbe essere come liberarsi della routine, ma come viverla con maggiore presenza, continuando a prestare attenzione a ciò che sentiamo e alla direzione in cui le nostre scelte ci stanno portando.

Dalla consapevolezza al cambiamento

Durante un percorso di coaching capita spesso che una persona abbia già compreso di desiderare un equilibrio diverso, di voler dedicare più tempo a un progetto o di avere bisogno di proteggere uno spazio personale che, nel corso degli anni, è diventato sempre più piccolo.

Questa consapevolezza è un punto di partenza prezioso, perché permette di riconoscere una necessità e immaginare una possibilità differente, ma da sola difficilmente riesce a modificare la quotidianità, soprattutto quando deve confrontarsi con abitudini consolidate, responsabilità concrete e timori che emergono proprio nel momento in cui iniziamo a pensare di cambiare qualcosa.

Il lavoro consiste quindi nel comprendere che cosa renda quell’obiettivo davvero significativo, quale motivazione lo sostenga, quali ostacoli potrebbero rallentarlo e quali risorse siano già presenti nella vita della persona, per costruire successivamente un piano d’azione realistico, sostenibile e compatibile con ciò che sta vivendo.

Non serve un programma perfetto, capace di prevedere ogni eventualità, perché un piano troppo distante dalla vita reale rischia di interrompersi al primo imprevisto; il cambiamento, del resto, raramente nasce da una decisione enorme presa una volta per tutte, mentre molto più spesso prende forma attraverso piccoli passi che, ripetuti con consapevolezza e continuità, modificano gradualmente il nostro modo di scegliere e di vivere.

Riportare al centro la persona

Tornare alla quotidianità senza tornare come prima potrebbe significare proprio questo: non pretendere di rivoluzionare la propria vita alla fine dell’estate, ma scegliere di non abbandonare ciò che, durante un periodo più lento, abbiamo avuto la possibilità di comprendere con maggiore chiarezza.

Potrebbe essere un valore che desideriamo proteggere, una priorità da riportare al centro, un progetto che continuiamo a sentire nostro oppure, più semplicemente, il bisogno di vivere con maggiore presenza e meno automatismi.

Riportare al centro la persona non significa necessariamente aggiungere altri impegni a giornate già piene, ma osservare con più attenzione ciò che stiamo facendo e scegliere a quali attività, relazioni e desideri vogliamo continuare a destinare tempo ed energie.

Ripensa allora a qualcosa che durante questa estate ti è apparso più chiaro e, senza avere fretta di trasformarlo in una decisione definitiva, prova a chiederti perché sia importante per te, quale ostacolo rischi di farlo tornare in secondo piano e quale piccolo passo concreto potresti compiere già questa settimana.

Non serve costruire un piano perfetto, ma individuare una scelta sostenibile anche quando gli impegni aumentano, l’entusiasmo iniziale diminuisce e la vita reale torna a chiedere attenzione, perché il cambiamento non si riconosce soltanto nelle grandi svolte, ma anche nella decisione quotidiana di continuare a proteggere ciò che abbiamo compreso essere importante.

Nel nuovo episodio del podcast “Al Centro la Persona” approfondisco proprio questo passaggio: come evitare che una consapevolezza nata durante una pausa venga assorbita dalla quotidianità e come trasformarla, attraverso scelte realistiche, in una direzione concreta.

Puoi ascoltarlo su www.solangeborsellini.coach e sulle principali piattaforme di podcasting, ritagliandoti uno spazio per non perdere ciò che hai scoperto di te mentre tutto ricomincia, perché a volte la vera ripartenza non consiste nel fare di più, ma nel tornare alla propria vita con una consapevolezza diversa.

Facciamola Semplice.